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Moda, oroscopo e gastronomia: troviamo i punti in comune

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Per secoli e secoli gli astri hanno influenzato la vita, le abitudini e le decisioni delle persone in maniera più o meno incisiva. In antichità si attribuiva una grande importanza ai fenomeni celesti e, in base a questi, risultava più o meno opportuno svolgere un determinato compito o portare a …

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Gli integratori alimentari per sentirsi meglio!

Integratori alimentari

Per integratore alimentare si intende genericamente una sostanza che serve a completare e coadiuvare l’alimentazione, nel caso in cui vi siano carenze alimentari o si necessiti di un maggiore apporto di essa a seguito di specifiche situazioni (sport, carenze nella dieta…). A tal proposito bisogna considerare gli integratori alimentari come …

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Dottore, cosa c’è per cena?

Dottore, cosa c’è per cena?

Sapete qual è il miglior alleato contro la pioggia? L'uovo: nel tuorlo c’è tutta quella vitamina D, potente alleato del buonumore e della salute delle ossa, che il nostro organismo normalmente produce stando al sole...

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Combatti l’osteoporosi nel piatto

Frutta e verdura contengono sali di potassio che svolgono un ruolo importante nel migliorare la salute delle ossa. Prevenire l’osteoporosi? Basta mangiare più frutta e verdura...

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Carenza di ferro: ecco i sintomi

Carenza di ferro

Tantissimi di noi, inclusi coloro che generalmente godono di un’ottima salute, possono incappare nell’ostacolo “ferro”. Anche i meno esperti in materia sanno che questo elemento è...

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Salute a tavola: il lato «oscuro» del buon cibo

Cibo: lati nascosti

Non c’è nulla di meglio che iniziare le nostre giornate con il piede giusto. E per fare questo, tutti sanno che bisogna partire dall’alimentazione. Se uno dei buoni propositi per il nuovo anno include una dieta detox o snellente, poi, siamo già a metà dell’opera...

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Nutrizione: i miti da sfatare

Nutrizione: miti da sfatare

Anche chi non segue una dieta rigida, la maggior parte delle volte sceglie con cura le proprie pietanze. Le regole di base le sanno tutti: per esempio, per mantenere la forma non si può mangiare cioccolato tutto il giorno, ma neanche vivere di frutta. I consigli in fatto di alimentazione sono tantissimi, e spesso e volentieri esprimono idee del tutto contrastanti...

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Cibo e movimento: una marcia in più per il cervello

Quando la vita si riduce alla solita routine può essere davvero alienante: i giorni passano tutti uguali, e noi attraversiamo le mattinate al lavoro e le serate davanti alla TV quasi per inerzia. Poi è tempo di andare a dormire, e il giorno dopo si ricomincia con lo stesso identico tran tran. Se vi riconoscete almeno un po’ in queste poche righe, è arrivato il momento di dare alla nostra vita una marcia in più. Come? Con un’ottima nutrizione, innanzitutto. Partiamo ovviamente dal mattino: a colazione tanti di noi consumano alimenti ricchi di zuccheri, che pur offrendo al nostro corpo un buon rilascio energetico, esso è molto veloce e per questo presto esaurito. Ci servono piuttosto proteine e fibre – dal rilascio lento – come l’avena, perfetta se combinata con una banana, una manciata di mirtilli e una tazza di tè verde. In particolare, questa bevanda mattutina «accende» le nostre funzioni vitali permettendoci di iniziare la giornata al pieno delle nostre forze. Ricchissimo di flavonoidi, il tè verde stimola inoltre la memoria e migliora la nostra capacità di concentrazione. Durante il giorno, invece, non addentiamo qualsiasi cosa ci capiti sotto mano; scegliamo con cura le pietanze della giornata, e possibilmente prepariamo il pranzo per l’ufficio dalla sera prima, in modo da conoscere perfettamente tutti gli ingredienti che compongono i nostri cibi. Oltre al cibo, i livelli di energia e concentrazione possono essere tenuti al top anche grazie alla musica e alla lettura. Se tenere il focus su un romanzo è da sempre un problema, provate con qualche racconto breve, e per la vostra mente sarà più facile rimanere attenta e all’erta fino alla fine. Meglio ancora se mettete su qualche melodia rilassante, che non conoscete, e che possibilmente sia solo musica, senza parole per evitare ulteriori distrazioni. Inoltre, provate a minimizzare più che potete l’abitudine di guardare la televisione prima di andare a letto; trovate piuttosto qualcosa con cui restare attivi e allo stesso tempo rilassati, come un puzzle, la pittura, uno strumento musicale o un altro hobby che pensate possa tenervi impegnati per qualche ora dopo cena. Infine, è importante che cominciate a svolgere un’attività sportiva; se non vi va di intraprendere qualcosa che richiede troppo sforzo, lo yoga o la meditazione sono l’ideale. I benefici di queste incredibili tecniche di rilassamento ed esercizio sono straordinarie, e i risultati saranno istantaneamente visibili sia a livello fisico che psicologico.

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Succo di barbabietola: un bicchiere al giorno abbassa la pressione

La alte concentrazioni di nitrati inorganici contenute nel tubero hanno un impatto positivo sui vasi sanguigni, migliorando la capacità di dilatarsi e riducendone la rigidità. Il consumo quotidiano abbassa di 4-8 mmHg la pressione Il merito è tutto dei nitrati inorganici, composti chimici che abbondano in barbabietole e altri vegetali a foglia come spinaci e verze: consumarne in grandi quantità ogni giorno può aiutare, nel tempo, a tenere sotto controllo la pressione arteriosa. Da anni si ipotizzano le proprietà anti-ipertensive del succo di barbabietola, uno inglese finanziato dalla British Heart Foundation ora ne conferma i benefici e fornisce anche le dosi: berne un bicchiere da 250 ml al giorno riduce la pressione di 4-8 mmHg. Un decremento che, quando l’ipertensione è contenuta, può riportare chi ne soffre a valori normali. I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno coinvolto 64 pazienti con ipertensione tra i 18 e gli 85 anni, sottoponendone la metà alla terapia ‘veggie’: dopo quattro settimane, nei soggetti che avevano assunto quotidianamente succo di barbabietola è stato osservato un miglioramento del 20 per cento nella capacità di dilatazione dei vasi sanguigni e una riduzione del 10 per cento della rigidità delle arterie. Un effetto, quello dei nitrati inorganici nel bicchiere, paragonabile a quello dei farmaci anti-ipertensivi, sottolinea il team britannico, e transitorio: dopo due settimane dal termine della terapia naturale i valori di pressione arteriosa nei pazienti si sono nuovamente impennati. Quella pubblicata sulla rivista Hypertension è una strategia per la tavola semplice, adottabile da chiunque e che va incontro alle esigenze anche di chi è maldisposto verso le terapie farmacologiche, commenta Amrita Ahluwalia che firma la ricerca. «Sappiamo che molte persone non amano l’idea di assumere farmaci per tutta la vita, soprattutto quando si sentono bene, e per questo motivo l’aderenza alla terapia può essere un punto critico». Per chi volesse aggiungere un po’ di nitrati inorganici ai piatti, i nutrizionisti ricordano di non bollire le verdure perchè queste molecole sono solubili in acqua: meglio arrostirle o cuocerle al vapore o, ancora meglio, consumarle crude o in frullati o centrifugati. CP

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Il cioccolato? Un potentissimo anti età

Rinunciare a sieri, unguenti e creme. E mangiarsi una bella tavoletta di cioccolato. Restando comunque giovani e magri, e con la pelle priva di qualunque imperfezione. Non è un sogno per super golosi, ma il risultato di uno studio condotto all’università britannica di Cambridge che ha portato a una scoperta prodigiosa: il cacao, opportunamente modificato, può trasformarsi in un potentissimo anti age. Non come ingrediente segreto di lozioni portentose. Ma come alimento, sotto forma di golosa barretta. Per arrivare a questo risultato, il gruppo di ricercatori ha introdotto nel cioccolato l’antiossidante che permette ai fenicotteri di mantenere rosa il colore delle piume. I risultati sono stati strabilianti: donne di 50-60 che lo hanno mangiato come ‘cavie’ hanno riportato indietro le lancette dei biomarcatori della pelle di trent’anni. Le volontarie hanno consumato queste speciali barrette – battezzate Esthechoc – una volta al giorno, per quattro settimane. L’eperimento è andato avanti fra il 2011 e il 2014 e al termine l’effetto è stato incredibile: le donne avevano meno infiammazioni nel sangue e una migliore circolazione cutanea. NON FA INGRASSARE Per ottenere risultati visibili basta mangiarne 7,5 grammi al giorno per tre settimane. Una barretta contiene solo 38 calorie ed è composta al 72% da cacao puro. Per questo non fa ingrassare ed è adatta anche per chi soffre di diabete. All’interno c’è un potente antiossidante e antifiammatorio, noto come astaxantina (il quantativo in 7,5 grammi è lo stesso che si trova in 300 grammi di salmone). Il cioccolato è inoltre arricchito da potenti estratti vegetali. Un mix miracoloso che combatte le infiammazioni. E questo, combinato con una migliore circolazione sanguigna, di fatto impedisce la formazione di nuove rughe, mentre distende quelle già presenti. PREZZO NON ALLA PORTATA DI TUTTI Lo sbarco del prodotto in alcuni negozi specializzati della Gran Bretagna è previsto per marzo 2015. La confezione contiene 21 barrette, per un trattamento completo di tre settimane. Il consumatore tipo, quello atteso dai ricercatori, è benestante, colto, elegante e particolarmente interessato al proprio aspetto fisico. E proprio per questo, almeno per il momento, le vendite non dovrebbero avvenire su larga scala. Visto anche che il prezzo, ancora top secret, non dovrebbe essere alla portata di tutti. L’ESPERTO: «NECESSARI STUDI CLINICI» Naturalmente non è oro tutto quello che luccica e alcuni esperti hanno già raccomandato di fare attenzione. Fra loro c’è Naveed Sattar, professore di Medicina metabolica all’università di Glasgow, che ha spiegato come siano necessari nuovi studi clinici per battezzare questo cioccolato come miracolo del XXI secolo.

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Drink vitaminici: sono davvero efficaci?

È una delle prime risorse a cui solitamente ricorriamo quando davanti a noi si prospetta una lunga giornata carica di impegni: i power-drink, cioè le bibite che «promettono» di schizzare al massimo il nostro livello di energie, d’attenzione, produttività e forza fisica. Eppure, secondo un nuovo studio, l’efficacia di questi drink è pari a zero. Lo sostengono gli scienziati dell’Università di Toronto, in Canada, i quali negano fermamente l’esistenza di un riscontro scientifico nelle qualità descritte dagli spot di tali drink. «I risultati del nostro studio suggeriscono che chi acquista queste bevande non ottiene alcun beneficio aggiunto, anche se le pubblicità del prodotto vantano il contrario», ha spiegato la ricercatrice Naomi Dachner. «Le sostanze nutritive di cui si parla sono spesso e volentieri correlate alla qualità della performance e al benessere emotivo di chi le consuma: una cosa che va ben oltre le fondamenta della scienza della nutrizione convenzionale». Il prodotto dichiara inoltre di migliorare il sistema immunitario e agire sull’organismo con le sue proprietà antiossidanti: anche questo smentito dai ricercatori. L’esperimento si è basato sull’osservazione di un gruppo di adulti e studenti, cioè la fascia della popolazione che più consuma queste bevande: gli scienziati sostengono che la maggior parte dei partecipanti possedeva già tutte le sostanze nutritive contenute nel power-drink grazie al consumo di altri cibi. Le vitamine, in particolare la B e la C, si trovano infatti nei più comuni alimenti consumati quotidianamente dagli adulti. La prossima volta che ci sentiamo giù di tono e abbiamo bisogno di una piccola «spinta», meglio affidarsi all’apporto di vitamine offerto da un frullato di frutta fatto in casa, o una semplice spremuta. In alternativa, potete prendere un integratore multivitaminico insieme ai pasti. L’intero articolo è stato pubblicato nella rivista scientifica Applied Physiology, Nutrition and Metabolism.

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Sotto la lente del microscopio: le fibre

Se teniamo alla linea e seguiamo un’alimentazione sana e controllata, avremmo senz’altro sentito parlare dell’importanza delle fibre. Note soprattutto per le loro proprietà digestive e nutrienti, queste sostanze sono in grado di proteggerci anche da una varietà di problemi cardiovascolari, sovrappeso e gravi malattie come il diabete. Ma non è tutto; vediamo cosa rivelano alcuni nuovi studi condotti all’Istituto di ricerca sul cancro di Shangai, in Cina. Nelle 17 differenti ricerche effettuate, è stato scelto un campione pari a circa un milione di persone, grazie ai quali i ricercatori hanno dimostrato che un apporto regolare di fibre abbassa il rischio di morte del 16%. Al momento, l’NHS (il sistema sanitario britannico) raccomanda un apporto pari a 18 grammi di fibre al giorno, ma ha recentemente divulgato che la maggior parte degli individui non raggiunge tali cifre. In alcuni casi può trattarsi di un deficit di circa 10 grammi, facilmente riparabile con l’aggiunta di due frutti al giorno e una colazione di cereali integrali. Le fibre si trovano anche in tanti altri cibi, e sono di due tipi: quello solubile e quello non solubile. Il primo si trova nella frutta, nell’avena, nella segale, nell’orzo e negli ortaggi a radice, e ha l’importante compito di regolarizzare il livello di colesterolo e combattere la stitichezza. Il secondo è invece quello per l’appunto non solubile, le cui sostanze nutritive giovano all’organismo arrivando fino allo stomaco senza essere disgregate. Si tratta del tipo di fibre che si trovano nel pane integrale, nei semi e nelle noci. Per aumentare l’apporto di fibre, cominciate ad integrare nella vostra dieta alcuni alimenti come la pannocchia, contenente da sola circa 6.3 grammi di fibre, le patate al forno da consumare con la buccia – una di medie dimensioni offre circa 3g, e una porzione di fagioli (7g circa). I risultati della ricerca sono stati pubblicati per intero nella rivista scientifica American Journal of Epidemiology.

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Dimagrire con il sushi

Makiko Sano, food writer del Regno Unito, gestisce un ristorante e un’azienda di catering, ha cucinato già tre volte a Buckingham Palace, e ha raccolto in un libro tutta la passione per il cibo della sua infanzia, ispirato dalle donne della sua famiglia. In linea con il sushi è un testo che rende accessibile agli europei la preparazione della cucina giapponese, in genere considerata impossibile da replicare a casa e, attraverso il sushi slim style, propone piatti semplici ma gustosi, leggeri ed energetici, aprendo la strada a una nuova concezione della cucina nipponica. SCOPRI COME DARE UNA SCOSSA AL METABOLISMO: CON I 9 CIBI BRUCIA GRASSI. LEGGI La perdita di una figlia per gravi allergie dalla nascita e l’autismo di un altro, hanno fatto si cheMaki, come è chiamata dagli amici, sviluppasse il senso della filosofia della tavola come veicolo di benessere e di buona salute. Enjoy the food, letteralmente «Goditi il cibo», è il messaggio che manda alle donne europee, perché vivano l’esperienza del nutrimento come un momento piacevole e di relax, senza lo stress di diete complicate e della mancanza di tempo. Perchè la dieta giapponese ci aiuta a perdere peso? «Le donne giapponesi pensano a quello che stanno mangiando, anche se un nostro mantra è “mangia quello che vuoi”. La nostra cucina è molto leggera, senza grassi e senza glutine, ma valgono per questo tipo di dieta le stesse regole che conoscete in Europa: assumere una colazione più ricca – per esempio la zuppa di miso al mattino è perfetta – un pranzo più leggero e una cena light, possibilmente senza bevande alcoliche». Nel tuo libro parli della collagen soup: di che cosa si tratta e perché dovremmo assumerla? «Lacollagen soup è una zuppa a base di collagene, che si consuma in Giappone già da qualche tempo. Il collagene è un elemento del nostro corpo, che con il passare degli anni diminuisce, per cui la pelle diventa più secca e aumentano le rughe. È molto facile da preparare: basta bollire del pollo e del salmone o cernia e consumarla almeno due o tre volte la settimana». ECCO COSA ORDINARE AL RISTORANTE GIAPPONESE (OLTRE IL SUSHI) : LEGGI Quali alimenti consigli per detossinarci? «La soia, la zuppa di miso, ricca di aminoacidi che aiutano a eliminare le tossine e contengono antiossidanti, e del succo di limone assunto al mattino con un po’ di acqua tiepida. Consiglio comunque di evitare i grassi e la cuocere gli alimenti a vapore». La proposta del cibo nipponico è molto varia, hosomaki, uramaki, nigiri, temaki e gunkan e sashimi: qual è il più salutare? «Sicuramente il sashimi: è quello più leggero e sano, ricco dei preziosi Omega 3, ottimi per la pelle e il cuore». Conosci la cucina italiana? Cosa ne pensi? «La conosco e la trovo ottima, mi piace tantissimo iltiramisù. Credo che una piccola quantità non possa far male, l’importante, come sempre, è non esagerare». Qual è il tuo consiglio di benessere per le donne occidentali «Nessuna persona può stare perennemente a dieta, il cibo è un piacere che come tale deve essere assaporato. Ma non si deve nemmeno mangiare troppo, perché non fa bene. Le nostre rughe vengono dall’interno e dal nostro malessere, il segreto è essere se stesse, con semplicità». I MIGLIORI RISTORANTI GIAPPONESI IN ITALIA CONSIGLIATI DAI GIAPPONESI: LEGGI

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Escursioni con i bambini: 6 consigli per i trekking in famiglia

Chi ama i trekking e le passeggiate nella natura non lascia a casa i propri bambini. Questo è pacifico. Tuttavia organizzare una o più giornate di escursione in compagnia dei più piccoli non è esattamente la stessa cosa di partire da soli o in compagnia di altri adulti: come organizzarsi con bambini che ancora non camminano? Quali sono le escursioni più adatte ai bambini? Come fare in modo che non si annoino durante il cammino? Rispondere a queste domande è il primo passo per evitare che i nostri figli vivano le gite nella natura come un obbligo, con tutte le conseguenze del caso, capricci compresi. Ecco allora alcuni semplici consigli per far davvero apprezzare le escursioni nella natura ai nostri bambini. L’ideale è cominciare a portarli con noi fin da piccolissimi, di modo che crescendo vivano le escursioni come una bella abitudine di famiglia. Ovviamente con bambini fino a 3 anni è indispensabile munirsi di specifici zaini porta bambini (come quelli che potete vedere in questa gallery): devono essere comodi tanto per loro quanto per noi, con spallaci regolabili, cintura in vita, qualche pratica tasca porta oggetti, magari la tendina che li ripara dal sole e materiali morbidi e di ottima qualità, visto che nello zaino capiterà anche che si addormentino. A partire dai 4 anni i bambini sono già in grado di camminare per qualche tratto, al ritmo di un paio di km massimo all’ora: sta a noi quindi scegliere percorsi adatti alle loro capacità, per lo più in piano o con pochissimo dislivello, informandoci preventivamente sulla tipologia di percorso che andremo a fare (qui trovate alcune indicazioni sui gradi di difficoltà dei sentieri escursionistici). Dai 7 o 8 anni i bambini possono già affrontare vere e proprie escursioni, anche di una decina abbondante di km, e il segreto è tutto nel riuscire a motivarli: qui i consigli per far amare la natura ai nostri figli. Per evitare che ci chiendano “Quando arriviamo? Quanto manca?” a ogni piè sospinto è molto utile trovare in anticipo qualcosa di interessante per loro nel fatto di camminare: - Il pic-nic alla fine della passeggiata: i bambini normalmente amano fare i pic-nic, soprattutto se li gratifichiamo con qualcosa di loro gradimento (e pazienza se non è il cibo più sano del mondo: le regole ci sono perché ci sono anche gli strappi alle regole). In ogni caso, è bene non dimenticare di fare di tanto in tanto qualche breve pausa per bere, mangiare e riposarsi un poco: qui i consigli per organizzare un bel pic-nic. - Laghi, ruscelli e cascate: i bambini normalmente amano giocare con l’acqua, e il miraggio di laghetto di montagna a loro disposizione per costruire dighe, lanciare sassi e far galleggiare ramoscelli è un ottimo propellente per il loro entusiasmo. - Castelli, grotte, villaggi e rifugi: storie e leggende appassionano sempre i bambini, soprattutto se possono vedere con i loro occhi i luoghi in cui si sarebbero svolte. Basta documentarsi un poco in anticipo, e raccontarle loro durante il cammino con la promessa di portarli a visitare i teatri di quelle gesta. - Gli animali e la natura: il fascino di vedere da vicino gli animali nel loro habitat naturale è sempre fonte di entusiasmo da parte dei ragazzi. Certo, non è così semplice incontrarli sul proprio cammino, e tuttavia sono sempre più diffusi gli itinerari specifici alla scoperta della flora e della fauna: percorrerli con i ragazzi è anche un modo per insegnar loro il rispetto della natura, a riconoscere i suoi suoni e rumori, a distinguere le piante, i fiori e le impronte, e così via. (qui trovate alcuni consigli su come far amare la natura ai nostri ragazzi) - Se i ragazzi sono già adolescenti può essere motivante anche la prospettiva di una notte in un rifugio, a osservare il tramonto, il cielo stellato e l’alba in nostra compagnia: sono esperienze che non si dimenticano facilmente e sono tra le 50 cose da fare prima dei 12 anni suggerite dal National trust britannico. I bambini sanno dare il meglio di sé soprattutto quando sono responsabilizzati, per questo può essere utile motivarli durante il cammino coinvolgendoli nel scegliere i sentieri da seguire, riconoscendone la segnaletica: è uno dei 4 motivi per portare i bambini nella natura di cui abbiamo parlato qui. Infine è sempre utile equipaggiarli nel modo più adeguato: se noi calziamo scarpe da trekking, non c’è motivo per cui i nostri bambini utilizzino delle semplici sneaker, o non abbiano il loro piccolo zaino con una merendina, la borraccia dell’acqua e magari un binocolo adatto all’uso da parte loro: sentirsi dei veri esploratori li motiverà a vivere con noi una bella giornata nella natura. Credits: FlickrCC Jeff Turner

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Arachidi, l’allergia si combatte mangiandole

Per evitare il diffondersi dell’allergia alle arachidi bisogna abituare i bambini a mangiarle sin da piccolissimi, da quando, intorno ai quattro mesi, cominciano ad aggiungere altri cibi al latte materno. A sostenerlo è una ricerca recente condotta dagli studiosi del King’s College di Londra insieme al National Institute of Allergy and Infections diseases, i cui risultati sono stati pubblicati anche sul New England Journal of Medicine. BAMBINI ALLERGICI IN AUMENTO La loro indagine è cominciata dopo aver osservato che la reazione patologica dell’organismo alle arachidi, che può comportare anche conseguenze gravi, si sta diffondendo molto rapidamente in Gran Bretagna. Secondo le statistiche ormai un bambino ogni 50 nell’età scolare è allergico a questo alimento e il numero è aumentato del 50% nell’arco degli ultimi dieci anni. Una constatazione analoga a quella fatta negli Stati Uniti, che risulta preoccupante anche in Italia se si considera che in molti cibi, dai biscotti alle merendine, si possono riscontrare tracce di arachidi. OSSERVATI 650 BAMBINI A RISCHIO Per la loro indagine, gli studiosi londinesi hanno preso come campione 650 bambini tra i 4 e gli 11 mesi di età che apparivano particolarmente a rischio nel contrarre l’allergia alle noccioline americane a causa di eczemi della pelle o altri sintomi. A una parte di loro sono state somministrate arachidi tre volte la settimana, all’altra parte sono state vietate. E alla fine dell’esperimento, quando i bimbi sono arrivati a cinque anni, si è constatato che in coloro che avevano consumato l’alimento la malattia si era sviluppata più raramente che non negli altri, con percentuali di oltre l’80% in meno. EVITARE DETERMINATI CIBI POTREBBE ESSERE SBAGLIATO Secondo gli specialisti probabilmente proprio il fatto di evitare alcuni cibi, perché si teme che possano risultare allergizzanti, finisce per renderli tali. E, data l’efficacia della ricerca, gli studiosi del King’s College stanno pensando di allargare le indagini anche ad altri cibi. Insomma un nuovo approccio per affrontare il problema delle allergie alimentari, che riguarda tutti gli alimenti, dalle uova ai pomodori alle fragole. Anziché smettere di somministrare i prodotti che potrebbero essere a rischio, provare a farli mangiare ai bambini sin da piccoli per vedere se si abituano. Un sistema che potrebbe rappresentare un sollievo per i genitori, anche italiani, che devono ogni giorno fare i conti con piatti separati e diete speciali per assicurare ai loro bambini la miglior salute possibile.

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Correre a tutta birra: Beer Mile

Se vi piacciono tanto il running quanto le bionde (da bere), domenica 8 marzo è il vostro giorno: a partire dalle 10:00 in Piazza Nuova a Castelletto Stura è infatti in programma Beer Mile, un format di corsa a tutta birra. In pratica ci sono da correre 4 ripetute sui 400 metri, intervallate da un pit-stop a ogni giro per bere una birra. Il tutto (oltre a essere ‘coperto’ dalla presenza di un medico e di un’ambulanza) è inserito nella Settimana della Birra artigianale organizzata dal Birrificio Trunasse: l’iscrizione alla Beer Mile costa 13 euro (potete contattare il Birrificio Trunasse al 338 8616725, l’Asd Sportification al 335 5295822 o il negozio Outdoor al 340 0647485), e volendo al termine della manifestazione podistica c’è anche un Menù Runner a base di birra a partire da 8 euro.

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Camminare per dimagrire e stare in forma: i 10 consigli

Certo, non sarà come correre una maratona, ma camminare è comunque una forma di fitness con un sacco di benefici effetti: non solo ci rende felici, ma riduce il colesterolo, abbassa la pressione arteriosa, riduce il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari e, non ultimo, tiene sotto controllo il peso, come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità che raccomanda quanti passi fare al giorno per mantenersi in salute. Ma per non camminare a vanvera, sprecando tempo, fiato ed energie, ecco 10 consigli da tenere a mente prima di infilare la porta di casa e imboccare la strada. 1. Conosci la tua ideale frequenza cardiaca di allenamento. Ciascuno di noi ha la sua, data da una serie di fattori come l’età, il grado di allenamento, la genetica e così via. Tuttavia un buon punto di partenza è sempre quello di sottrarre la propria età alla cifra di 220: così si ottiene la massima frequenza cardiaca, un valore che difficilmente si riesce a reggere per più di qualche minuto. Ma la massima frequenza cardiaca è il punto di partenza per calcolare il minimo (60%) e il massimo (90%) entro cui stare durante la camminata. Se poi avete un cardiofrequenzimetro il gioco è ancora più semplice (qui trovi test e recensioni di prodotti con cardiofrequenzimetro). 2. Fai piccoli passi. Certo, camminare velocemente permette di bruciare più calorie, ma camminare più velocemente non significa fare passi più lunghi, ma passi più frequenti. Passi brevi e veloci permettono di mantenere un buon equilibrio e un ritmo costante. 3. Appoggia il tallone e fai la rullata con il piede. Se per correre si finisce spesso ad appoggiare prima l’avampiede, nella camminata veloce conviene appoggiare il tallone e far rullare tutta la pianta del piede come nella tecnica del fitwalking (ne abbiamo parlato qui). 4. Cambia percorsi e superfici. Un giorno in strada, un giorno su un sentiero, un giorno con saliscendi, un giorno tutto piatto, magari un giorno anche sul treadmill se non hai modo di uscire. Cambiare spesso riduce i rischi da sovraccarico, oltre a quelli da noia, e permette di stimolare maggiormente le fasce muscolari. E se puoi cammina anche a piedi nudi (qui trovi una serie di percorsi ideali per cominciare il barefooting). 5. Esci in compagnia. Meglio ancora se di qualcuno che cammina più velocemente di te. Sarà uno stimolo in più: a non rinunciare all’uscita, a fare qualche km in più, ad andare un po’ più veloce. 6. Inserisci l’interval training. Cammina al 60% della tua massima frequenza cardiaca, poi accelera al 90% per qualche minuto, poi rallenta, poi fai qualche minuto di corsa leggera. L’interval training è ottimale per l’allenamento cardio e per bruciare calorie (e può bastare anche solo 1′ ad alta intensità, come puoi leggere qui). Come fare a determinare gli intervalli? Puoi utilizzare un braccialetto per il fitness o uno smartwatch. O più banalmente fissare dei punti di riferimento sul percorso (fino a un determinato negozio, fino alla fine del parco, eccetera). 7. Muovi le braccia. Sì, proprio come nel nordic walking, fai andare le braccia avanti e indietro alternate: ti daranno ritmo, equilibrio e pomperanno sangue in vene e arterie, ossigenando i tessuti. 8. Fai le scale. Se vivi in pianura è complicato trovarne, ma se invece dalle tue parti ci sono scalinate, imboccale senza indugio: fanno bene a polpacci, glutei e bacino. 9. Datti la carica. Per esempio con della musica nelle orecchie, che è dimostrato che stimola l’impegno e attenua la fatica (qui trovi 4 motivi per cui ti dà la carica). 10. Aumenta l’impegno. Dopo un po’ il solito giro non sarà più stimolante, né mentalmente né fisicamente. Ogni due o tre settimane aggiungi qualche centinaio di metri in più al tuo percorso per non cadere nella routine. Photo credit: ShareHows.com via photopin cc

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SFERA, il programma che ti aiuta a sviluppare l’intelligenza agonistica

Ogni individuo costruisce la propria realtà e questo è ancora più valido per un atleta in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Su questo principio poggia SFERA, un modello operativo utile a ottimizzare le proprie prestazioni nello sport Ottimizzare le proprie prestazioni, in ambito sportivo, certo, ma anche lavorativo. Acquisire consapevolezza dei propri punti deboli e delle proprie attitudini, per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati. Il modello di intervento S.F.E.R.A., presentato alla comunità scientifica internazionale in occasione del 12esimo convegno di Psicologia dello Sport a Marrakech, è tutto questo e molto di più. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore, Giuseppe Vercelli, psicoterapeuta e docente di psicologia dello sport presso l’Università degli studi di Torino. Che cos'è S.F.E.R.A.? Prima di tutto è bene ricordare che siamo nel campo della psicologia della prestazione, dunque questo modello di intervento è particolarmente indicato in ambito sportivo, ma si può applicare a qualunque area, da quella lavorativa a quella personale. L’obiettivo è ottimizzare la prestazione umana. S.F.E.R.A. nasce dal lavoro sul campo con gli sportivi, ma trae spunti anche dalla psicologia del lavoro e dal costruttivismo, che è una branca della psicologia che ritiene ogni individuo costruttore della propria realtà. Questo punto per un atleta è fondamentale in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Sfera è un modello operativo che nasce dalla pratica e proprio per questa ragione viene recepito facilmente e non crea diffidenza. Come mai questo nome? è l’acronimo di cinque fattori: Sincronia, Forza, Energia, Ritmo, Attivazione. Ciascun fattore è collegato all’altro. Ogni persona ha la sua Sfera e un fattore che è più importante, caratteristico e fondamentale rispetto agli altri. La sincronia si riferisce alla capacità di connettere mente e corpo per riuscire a concentrarsi nel “qui e ora”. La forza può essere mentale o fisica ed è strettamente collegata all’autoefficacia personale. L’energia deve essere gestita nel modo giusto affinché non si trasformi in qualcosa di negativo, un ostacolo alla prestazione. Il ritmo, fisico e psicologico, è la struttura che connette il tutto, è la capacità di “tenere e lasciare”. Infine l’attivazione: è il motore motivazionale, la passione, ciò che fa scattare la voglia di mettersi in gioco, di competere, è l’adrenalina della gara. Come si raggiunge la Best Performance? Durante una prestazione, in questo caso sportiva, quando si è “in Sfera” si raggiunge l’esperienza della Best Performance, ovvero il proprio massimo. Tutto diventa fluido, scorrevole, armonico. In questo caso, però, al contrario di quanto si possa pensare, i fattori non sono tutti al massimo, ma qualcuno sarà più forte di altri: è proprio la capacità di adattare ogni punto di forza alla circostanza che fa la differenza. Ad esempio nel gioco del golf la sincronia è fondamentale, ma ci sono dei “colpi” dove prevalica la forza e altri l’energia. Questa si chiama intelligenza agonistica: la capacità di giostrare al meglio i cinque fattori per ottenere la Best Performance. Nella pratica, come si applica? Il primo passo è un colloquio conoscitivo con l’atleta. Nella fase iniziale si definiscono gli obiettivi, i punti deboli (ad esempio il tallone di Achille è l’energia) e quelli di forza. In seguito, si applicano tecniche proprie della psicologia e della psicologia dello sport, valutando quelle che meglio si adattano al singolo caso. Dopo la fase di analisi e di pratica sul campo, volta a osservare i progressi, ci sarà una fase di mantenimento che ha come obiettivo di rendere l’atleta indipendente, abile a lavorare da solo senza l’ausilio dello psicologo. A chi è rivolto? Questo modello operativo è utile sia agli atleti, sia agli addetti ai lavori come gli allenatori in quanto il rapporto trainer-atleta è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che si vogliono ottenere dalla propria performance. Spesso molti problemi derivano dalla cattiva gestione, o dalla mancanza di comunicazione, tra queste due figure. Anche in campo lavorativo Sfera serve a ottimizzare le proprie capacità, così come sul piano personale. Eliana Canova

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Lo yoga fa bene al cuore quanto correre o andare in bici

Praticare yoga può avere gli stessi benefici effetti sulla riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari di attività aerobiche come la bicicletta, la corsa o la camminata: lo afferma uno studio condotto in tandem da ricercatori dell’Erasmus University Medical Centre di Rotterdam e della Harvard School of Public Health di Boston e pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology. Lo studio ha coinvolto 2768 persone i cui comportamenti sono stati sottoposto a una meta analisi dei fattori che possono ridurre il rischio di malattie cardiovascolari mortali. Facendo la comparazione dei dati è emerso che chi praticava yoga segnalava significative riduzioni dell’indice di massa corporea, diminuizione della pressione e dei livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) e conseguenti innalzamento del colesterolo ‘buono’ HDL. Quello che lo studio comparativo non è riuscito a spiegare è sia quanto occorra praticare yoga per ottenere i primi risultati e sia il motivo fisiologico per cui la pratica dello yoga avrebbe come conseguenza questi benefici effetti. Credits: FlickrCC Blanca

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Stability training per addominali da copertina

Sanihelp.it - Se non sei tra i fortunati che, grazie alla predisposizione genetica, riescono facilmente ad ottenere un addome scolpito, dovrai lavorare sodo per mettere in evidenza il tuo "six pack". Svolgendo un allenamento mirato, come quello che ti suggeriamo di seguito, con costanza e determinazione - a cui affiancare un programma alimentare sano e bilanciato - potrai riuscire a costruire un tronco tonico e snello, non solo bello da vedere, ma anche più funzionale al movimento. «Gli addominali fanno parte di una importante struttura muscolare più complessa che comprende i muscoli bassi della schiena, i flessori dell'anca (quelli che ti premettono di sollevare le gambe), gli estensori dell'anca (glutei e bicipiti femorali), i gran dorsali, gli erettori spinali e gli stabilizzatori pelvici» spiega Gianluca Spinelli, personal trainer di Milano. «Il ruolo di questi muscoli è quello di stabilizzare la parte superiore del corpo, ma anche di proteggere la colonna vertebrale mentre altri muscoli sono sottoposti ad uno sforzo. É dunque fondamentale che siano ben allenati per la salvaguardia del proprio benessere fisico». «Per fare la differenza in termini di risultato finale, oltre ai grandi classici (vedi crunch ecc.)» continua il trainer «diventa utile inserire alcuni esercizi di stability, perfetti per sviluppare la forza e l'ipertrofia del core». Di seguito vi forniamo qualche esempio: - Stability: parliamo di esercizi che richiedono di stabilizzare i muscoli del core (la regione della muscolatura che circonda l'addome e la pelvi) per un periodo di tempo stabilito. Possono essere eseguiti a corpo libero, oppure con l'ausilio di tavole propriocettive. Semplice ma di grande effetto è l'isometric side plank, che si esegue partendo dalla posizione distesa sul fianco, poggiando sul pavimento il gomito e sollevandosi da terra lateralmente. Il peso grava sull'avambraccio che deve rimanere perfettamente in linea con la spalla. L'altro braccio rimane disteso lungo il corpo, o con la mano che poggia al fianco. Si devono contrarre addominali e glutei per mantenere la posizione. É necessario eseguire più serie, con recupero di 30». - Dinamic stability: questa volta, mentre i muscoli del core sono sottoposti a contrazione isomentrica, altri muscoli sono in movimento. Si tratta dunque di un lavoro più dinamico rispetto al precedente. Tra gli esercizi più efficaci c'è il dead bug, che si esegue dopo aver assunto la seguente posizione di partenza: sdraiati a terra supini, con le braccia tese verso il soffitto, le gambe sollevate dal pavimento, a formare un angolo di 90 gradi, ginocchia piegate. Con la schiena aderente al pavimento, contrarre gli addominali per mantenere la posizione. Abbassare quindi il tallone destro verso terra lentamente, stendendo la gamba, e mantenendo il ginocchio opposto piegato. Ritornare alla posizione di partenza, e poi eseguire lo stesso movimento con l'altra gamba. Eseguire 10 ripetizioni con entrambi gli arti, alternandoli. Controllare bene il movimento, mantenendo una velocità costante e facendo attenzione a non staccare la schiena dal pavimento, facendo forza sugli addominali.

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Lo yoga, un alleato per la salute del cuore

Sanihelp.it - La pratica dello yoga va ben oltre il mero corpo. La stessa parola yoga significa »unione» e il suo scopo finale, se si vanno ad analizzare le scritture sulle quali questa scienza si fonda, è proprio quello dell'unione estatica con il Sé superiore, chiamato in modo diverso nelle differenti culture e religioni. Ma si sa anche che ogni disciplina è figlia del suo tempo, e che molti si rivolgono allo yoga allo scopo di migliorare la salute e di stare bene dal punto di vista fisico. E se gli insegnanti parlano da decenni degli innumerevoli benefici fisici dello yoga, ora sembra che anche la scienza e, in particolare, la medicina stia arrivando a riconoscere questa serie di elementi come qualcosa di corrispondente alla realtà. Uno studio pubblicato sull'European Journal of Preventive Cardiology ha dimostrato come la pratica dello yoga possa avere i medesimi effetti nella riduzione delle problematiche cardiovascolari che si possono riscontrare per altre forme di esercizio, come la camminata veloce o l'utilizzo della bicicletta. E sembra che lo studio lo abbia evidenziato sia per coloro che già si trovavano in uno stato di salute buono, sia per quelle persone che, invece, risultavano avere rischi a livello cardiovascolare. I partecipanti alla ricerca sono stati in tutto 2800 e ad alcuni di essi è stato richiesto di fare dell'esercizio moderato, ad altri di praticare lo yoga, mentre al terzo gruppo si è richiesto di non modificare in alcun modo il proprio stile di vita. I risultati sono stati molto positivi ed hanno visto le prime modifiche già a partire dalla terza settimana di pratica, anche se la maggior parte degli effetti positivi si è avuta a partire dalla dodicesima settimana di pratica costante. Come accade per molte scoperte e ricerche che vedono il coinvolgimento della scienza e, in questo caso, della medicina, saranno necessari altri studi successivi, ma i ricercatori sono rimasti positivamente impressionati in relazione ai risultati dello studio, in quanto lo yoga è una disciplina alla portata di tutti ed è davvero economica, quindi è anche facilmente avvicinabile. E quali possono essere le pratiche yogiche in grado di aiutare a mantenere giovane il cuore? Uno fra tutti è il Saluto Al Sole, una serie di dodici asana, cioè di posizioni, che se eseguita in modo dinamico consente di aumentare il battito cardiaco e di stimolare l'apparato respiratorio rendendo cuore e polmoni più forti e maggiormente in grado di sopportare gli sforzi.

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Hai passato i 30? Ecco l’allenamento che fa per te

L’attività fisica è fondamentale per il nostro benessere generale, e ancora di più una volta giunti ai cosiddetti “enta”. Man mano che avanzano gli anni, infatti, il nostro organismo cambia, e il metabolismo non fa eccezione. Se non teniamo la situazione sotto controllo, di conseguenza la nostra massa muscolare cala e il grasso si accumula. Il modo migliore per evitare questo spiacevole scenario è svolgere un bel mix di esercizi, tra cui non possono mancare il cardio e i circuiti. Queste attività, per fortuna, sono tutt’altro che noiose: fatte insieme ad un gruppo d’allenamento guidato da un trainer, forniscono l’occasione perfetta per restare in forma e allo stesso tempo rimanere motivati e socializzare. Se tuttavia l’idea di allenarvi in compagnia non vi va a genio, ricorrete a un semplice materassino per esercizi, qualche tutorial online e fate da voi. Ricordate di concentrare l’attenzione su tutti i vari muscoli del corpo: flessioni per il petto, braccia e spalle, addominali e squat per lo stomaco, sedere e gambe. Aggiungete qualche plank, un po’ di cyclette e del sanissimo jogging, e non rischierete certo di annoiarvi. Basta meno di un’ora al giorno, 4 giorni alla settimana, e vi sembrerà che il passare del tempo non abbia alcun potere sul vostro corpo sempre in linea! Infine, non dimenticate di evitare l’autobus e la macchina ogni volta che potete. Camminare fa benissimo ai muscoli e stimola la circolazione.

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Yoga: tutti i benefici

Se non siete amanti della palestra né degli allenamenti pesanti, lo yoga può essere lo «sport» che fa per voi. Secondo una nuova ricerca, infatti, pur essendo molto meno dinamico di altre attività – come per esempio la cyclette o la bicicletta – lo yoga ha lo stesso impatto positivo sulla salute del cuore. Tra i benefici di questa antichissima tecnica di stretching e rilassamento, vi sono non solo la perdita del peso in eccesso, ma anche l’abbassamento del livello di colesterolo e della pressione sanguigna. «Lo yoga contribuisce ad abbassare il rischio delle malattie legate al cuore esattamente come uno sport più dinamico, come andare in bici o camminare a passo veloce», ha spiegato Myriam Hunink, ricercatrice presso l’Erasmus University olandese e la Harvard University negli USA. «Questi risultati sono molto importanti perché tantissime persone non possono svolgere un’attività fisica intensa, oppure preferiscono qualcosa di più leggero e rilassante, allo stesso tempo tenendo alta la salute generale e abbassando il rischio di malattie cardiovascolari». La Hunink tiene inoltre a sottolineare che, grazie alle sue straordinarie proprietà antistress, lo yoga è in grado di migliorare la qualità della vita più di ogni altra forma di attività aerobica. Attualmente, solo nel Regno Unito, le malattie coronarie sono il killer più spietato, per mano del quale si contano oltre 70mila arresti cardiaci all’anno. Il fumo, il colesterolo, l’ipertensione, l’obesità e uno stile di vita sedentario sono tra le cause più comuni della malattia.

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Velocizza il metabolismo

Sanihelp.it - Stimolare il buon funzionamento del metabolismo è necessario non solo allo scopo di mantenere un peso corporeo che si adatti alla propria figura, ma anche perché esso ci aiuta ad avere molte più energie e anche ad assimilare in modo corretto i nutrienti presenti nel cibo. Un metabolismo lento non solo ci porterà ad ingrassare in modo inesorabile, ma anche a soffrire di letargia, di mancanza di vitalità e ad avere problemi digestivi. Lo yoga può davvero aiutare i propri praticanti a raggiungere un livello nel quale il metabolismo, grazie al costante riequilibrio nel funzionamento degli organi interni, lavora in modo giusto. Infatti, nonostante si possa pensare che le asana, cioè le posizioni dello yoga, servano solo a rendere il corpo più flessibile, più bello e più tonico, esse lavorano molto in profondità, giungendo sino agli organi interni. Si andranno, così, a stimolare le ghiandole che dosano gli ormoni all'interno del nostro corpo, come la tiroide, l'ipofisi e le ghiandole surrenali. Il risultato sarà un corpo più forte, dal giusto peso e anche più resistente agli agenti esterni. Ma quali sono le posizioni migliori per arrivare a stimolare il metabolismo? Sicuramente una grande spinta al buon funzionamento dell'organismo può essere data dalla pratica costante del Saluto al Sole, una serie di dodici posizioni in grado di aumentare il battito cardiaco, di stimolare l'apparato cardiocircolatorio e respiratorio e capace di riscaldare tutto il corpo molto velocemente. Le posizioni invertite, a partire dalla semplice Setu Bandhasana (nella sua forma più facile), sino a Sarvangasana (la posizione di Tutto il corpo Sostenuto) e Halasana (la posizione dell'aratro), andranno a portare il sangue verso la parte superiore del corpo e, quindi, a stimolare la tiroide e l'ipofisi. Le asana come Bhujangasana (la posizione del Cobra) e Dhanurasana (la posizione dell'Arco) vanno ad aprire la parte anteriore del corpo, a stimolare Agni, il fuoco digestivo e anche a massaggiare le ghiandole surrenali. Infine, le torsioni come Ardha Matsyendrasana (posizione di Mezza Torsione del Signore dei Pesci) o Bharadvajasana (Torsione di Bharadvaja) vanno a stimolare tutto l'apparato digerente consentendo un'assimilazione corretta dei nutrienti e anche un corretto funzionamento generale del metabolismo. Tutte queste asana, che dovranno sempre essere approcciate mediante l'aiuto di un insegnante, potranno essere integrate nella pratica quotidiana per rendere il proprio fisico più snello, efficiente e e scattante, giorno dopo giorno.

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Energy drink e prestazioni sportive: tutta la verità

Le bevande energetiche contenenti caffeina possono incrementare le prestazioni degli sportivi, dando loro energia, ma aumentano poi insonnia, nervosismo ed eccitazione. Questi i risultati di una ricerca condotta per 4 anni dal Laboratorio de Fisiología del Ejercicio dell'università Camilo José Cela (Madrid) sulla scorta della crescente diffusione di queste bevande tra gli sportivi: secondo quanto riportano gli autori dello studio, oltre il 50% degli sportivi le usano negli allenamenti e/o in gara. Gli studiosi hanno seguito 90 atleti (53 maschi e 37 femmine) di alto livello e diverse discipline (calcio, pallacanestro, rugby, pallavolo, tennis, nuoto, hockey e alpinismo), abituati a consumare poca caffeina, per scoprire l'effetto di 3 lattine di energy drink o di una bevanda placebo prima di un impegno sportivo. I ricercatori hanno usato dispositivi GPS per stabilire la resa su distanza e velocità negli sport di squadra, e dinamometri e potenziometri par misurare il rendimento muscolare nelle altre discipline. Nel complesso, hanno rilevato un aumento del 3-7% di prestazioni e resistenza nei consumatori di energy drink. Nello specifico, salti migliori per i giocatori di pallacanestro, più forza e precisione nel colpo dei pallavolisti, miglior punteggio per i tennisti. I nuotatori sono stati più rapidi, gli alpinisti hanno mostrato maggior forza e potenza muscolare. Risultati simili anche negli sport di squadra. Il rovescio della medaglia sono stati i tipici effetti collaterali della caffeina (insonnia, nervosismo, eccitazione), la cui concentrazione in queste bevande è di 32 mg/100 ml: sono 80 mg, nelle lattine da 250 ml, e con tenori variabili da una marca all'altra. Non è la prima volta che alle bevande energizzanti vengono riconosciuti effetti positivi e reazioni negative da non sottovalutare (vedi anche le bevande energizzanti sono efficaci?). È intervenuta più volte sull'argomento anche l'Organizzazione mondiale della sanità, che in un recente studio propone di limitare i dosaggi di caffeina, regolamentando la pubblicità e la vendita a bambini e adolescenti, sui quali gli effetti sono peggiori. Curiosità al microscopio

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Problemi alimentari? Colpa della mamma. La psicologa spiega

Una ragazza che soffre di disturbi alimentari non sorprende più. È una triste realtà quella che caratterizza una società come la nostra sempre più dominata dal mito del corpo perfetto. Modelle filiformi, star del cinema e della musica in forma impeccabile, showgirl dalla linea invidiabile sono solo alcuni degli esempi negativi per l’autostima delle adolescenti alle prese con la propria fisicità. Ma non sono gli unici. Spesso, infatti, all’origine dell’adozione di cattive abitudini alimentari ci può essere una mamma particolarmente attenta alla linea o perennemente a dieta. Un’attitudine, quest’ultima, piuttosto diffusa tra le donne che soprattutto con il passare degli anni prestano più attenzione all’alimentazione e cercano in ogni modo di mantenersi in forma fino ad arrivare a delle vere e proprie sfide con la bilancia. 

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Fitness e palestra: basta scuse!

Iniziamo dal nostro corpo e staremo bene anche con la testa. A tanti può sembrare solo una frase fatta, ma chi ha provato in prima persona sa bene che è tanto banale quanto vera. E con la fine di un altro anno, non c’è momento migliore di questo per metterla in pratica. Da dove cominciare? Ovviamente dall’attività fisica, neutralizzando tutte le scuse più comuni. Non avere tempo Sfortunatamente per i più pigri, trovarlo non è più un problema, in quando esistono mini-programmi giornalieri della durata di appena 5 minuti a seduta. Questa scusa è dunque la prima ed essere, come dire, esaurita. Del resto, cosa sono anche 20 minuti di allenamento al giorno paragonati a tutto il tempo che quotidianamente passiamo davanti alla TV, al PC, al cellulare o in giro ad oziare con gli amici? Sacrificate alcuni di questi momenti e dedicateli al vostro corpo: nel giro di pochissimo tempo sarete enormemente ricompensati. Non avere l’attrezzatura La seconda scusa in ordine di apparizione. Anch’essa, tuttavia, è ben presto smontata. A meno che non vogliate fare qualcosa di specifico, per esempio scalare una montagna ghiacciata o il salto degli ostacoli a cavallo, non vi serve granché in fatto di attrezzatura. Basta una maglietta e dei pantaloncini per correre sul tapis roulant o sollevare pesi in palestra. E a seconda del clima, qualche strato in più se decidiamo di fare jogging all’aperto. Non sono in forma Questa, più che una scusa, è la ragione numero uno per cominciare un programma di training. È vero che per tanti di noi, la linea presenta un ostacolo non solo fisico, ma anche psicologico; eppure con un po’ di pazienza e, soprattutto, di buona volontà, possiamo fare tanto per risolvere il problema su entrambi i fronti. Iniziamo con una salutare camminata a passo veloce, e approfittiamo di tutte le situazioni che, giorno dopo giorno, si presentano per essere un po’ più dinamici: evitando di prendere la macchina se la destinazione non è troppo lontana, per esempio, oppure scendendo dall’autobus qualche fermata prima di arrivare al lavoro la mattina e a casa la sera.

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