20 ottobre, 2018
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Expo 2015: obesità, è allarme artrosi alle ginocchia

Milano, 9 settembre 2014 – La cattiva alimentazione e l’obesità, temi al centro di Expo 2015, causano gravi problemi anche a carico delle articolazioni: si stima infatti che due persone obese su tre finiscano per ammalarsi d’artrosi alle ginocchia nel corso della vita. Il rischio di artrosi è del 35% fra chi ha il peso nella norma, ed è ancora più basso (30%) in chi non è mai stato sovrappeso dai 18 anni in poi: chi infatti diventa maggiorenne senza problemi di bilancia, ma poi ingrassa, registra una probabilità di artrosi addirittura doppia, pari al 60%. Per questo motivo, con 21 milioni di visitatori attesi, di cui circa 30% stranieri, “l’Expo può essere una vetrina importante per le ultime conquiste italiane nel campo della chirurgia ortopedico robot-assistita“. Parole del Prof. Norberto Confalonieri, presidente dell’Associazione Internazionale di Chirurgia ortopedica Computer e Robot Assistita (C.A.O.S.), nonché primo medico in Italia ad aver utilizzato la chirurgia computer assistita in ortopedia, in occasione della prima operazione per l’impianto di mini-protesi compartimentali al ginocchio tramite un rivoluzionario software tutto italiano da lui inventato.

L’intervento, svoltosi stamani al CTO di Milano, sarà poi presentato il 12-13 settembre a Bruxelles durante la seconda edizione del Congresso Internazionale “Small Implants in knee reconstruction” (“I piccoli impianti nella ricostruzione delle ginocchia”), nato per divulgare il concetto di una chirurgia concretamente mininvasiva nella protesizzazione delle ginocchia, per la cura dell’artrosi. La metodica mini-invasiva computer assistita permette di impiantare protesi pensate per durare una vita, per evitare di arrivare da qui a vent’anni ad avere da un lato milioni di cittadini nel mondo che hanno bisogno di revisionare gli impianti, dall’altro troppo pochi chirurghi per eseguirli.

“La filosofia non è nuova e l’Italia fa scuola da sempre, anche se con pochi adepti. Si contrappone a quella dei colleghi americani, diventata di moda, in questi ultimi anni, incentrata sulla riduzione dell’incisione cutanea”, spiega il Prof Confalonieri: Gli americani insistono unicamente, in massima parte, sull’incisione cutanea più corta per l’impianto di una protesi totale trovando molti seguaci anche in Italia. Noi invece da sempre riteniamo che la vera mini-invasività consista nell’impianto di protesi più piccole, parziali, compartimentali, a salvataggio dei due legamenti crociati del ginocchio, fulcro della biomeccanica articolare.  Oggi questa mentalità si sta imponendo tra i chirurghi”

 


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