14 novembre, 2018
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Ogni individuo costruisce la propria realtà e questo è ancora più valido per un atleta in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Su questo principio poggia SFERA, un modello operativo utile a ottimizzare le proprie prestazioni nello sport Ottimizzare le proprie prestazioni, in ambito sportivo, certo, ma anche lavorativo. Acquisire consapevolezza dei propri punti deboli e delle proprie attitudini, per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati. Il modello di intervento S.F.E.R.A., presentato alla comunità scientifica internazionale in occasione del 12esimo convegno di Psicologia dello Sport a Marrakech, è tutto questo e molto di più. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore, Giuseppe Vercelli, psicoterapeuta e docente di psicologia dello sport presso l’Università degli studi di Torino. Che cos'è S.F.E.R.A.? Prima di tutto è bene ricordare che siamo nel campo della psicologia della prestazione, dunque questo modello di intervento è particolarmente indicato in ambito sportivo, ma si può applicare a qualunque area, da quella lavorativa a quella personale. L’obiettivo è ottimizzare la prestazione umana. S.F.E.R.A. nasce dal lavoro sul campo con gli sportivi, ma trae spunti anche dalla psicologia del lavoro e dal costruttivismo, che è una branca della psicologia che ritiene ogni individuo costruttore della propria realtà. Questo punto per un atleta è fondamentale in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Sfera è un modello operativo che nasce dalla pratica e proprio per questa ragione viene recepito facilmente e non crea diffidenza. Come mai questo nome? è l’acronimo di cinque fattori: Sincronia, Forza, Energia, Ritmo, Attivazione. Ciascun fattore è collegato all’altro. Ogni persona ha la sua Sfera e un fattore che è più importante, caratteristico e fondamentale rispetto agli altri. La sincronia si riferisce alla capacità di connettere mente e corpo per riuscire a concentrarsi nel “qui e ora”. La forza può essere mentale o fisica ed è strettamente collegata all’autoefficacia personale. L’energia deve essere gestita nel modo giusto affinché non si trasformi in qualcosa di negativo, un ostacolo alla prestazione. Il ritmo, fisico e psicologico, è la struttura che connette il tutto, è la capacità di “tenere e lasciare”. Infine l’attivazione: è il motore motivazionale, la passione, ciò che fa scattare la voglia di mettersi in gioco, di competere, è l’adrenalina della gara. Come si raggiunge la Best Performance? Durante una prestazione, in questo caso sportiva, quando si è “in Sfera” si raggiunge l’esperienza della Best Performance, ovvero il proprio massimo. Tutto diventa fluido, scorrevole, armonico. In questo caso, però, al contrario di quanto si possa pensare, i fattori non sono tutti al massimo, ma qualcuno sarà più forte di altri: è proprio la capacità di adattare ogni punto di forza alla circostanza che fa la differenza. Ad esempio nel gioco del golf la sincronia è fondamentale, ma ci sono dei “colpi” dove prevalica la forza e altri l’energia. Questa si chiama intelligenza agonistica: la capacità di giostrare al meglio i cinque fattori per ottenere la Best Performance. Nella pratica, come si applica? Il primo passo è un colloquio conoscitivo con l’atleta. Nella fase iniziale si definiscono gli obiettivi, i punti deboli (ad esempio il tallone di Achille è l’energia) e quelli di forza. In seguito, si applicano tecniche proprie della psicologia e della psicologia dello sport, valutando quelle che meglio si adattano al singolo caso. Dopo la fase di analisi e di pratica sul campo, volta a osservare i progressi, ci sarà una fase di mantenimento che ha come obiettivo di rendere l’atleta indipendente, abile a lavorare da solo senza l’ausilio dello psicologo. A chi è rivolto? Questo modello operativo è utile sia agli atleti, sia agli addetti ai lavori come gli allenatori in quanto il rapporto trainer-atleta è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che si vogliono ottenere dalla propria performance. Spesso molti problemi derivano dalla cattiva gestione, o dalla mancanza di comunicazione, tra queste due figure. Anche in campo lavorativo Sfera serve a ottimizzare le proprie capacità, così come sul piano personale. Eliana Canova

SFERA, il programma che ti aiuta a sviluppare l’intelligenza agonistica

Ogni individuo costruisce la propria realtà e questo è ancora più valido per un atleta in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Su questo principio poggia SFERA, un modello operativo utile a ottimizzare le proprie prestazioni nello sport Ottimizzare le proprie prestazioni, in ambito sportivo, certo, ma anche lavorativo. Acquisire consapevolezza dei propri punti deboli e delle proprie attitudini, per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati. Il modello di intervento S.F.E.R.A., presentato alla comunità scientifica internazionale in occasione del 12esimo convegno di Psicologia dello Sport a Marrakech, è tutto questo e molto di più. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore, Giuseppe Vercelli, psicoterapeuta e docente di psicologia dello sport presso l’Università degli studi di Torino. Che cos'è S.F.E.R.A.? Prima di tutto è bene ricordare che siamo nel campo della psicologia della prestazione, dunque questo modello di intervento è particolarmente indicato in ambito sportivo, ma si può applicare a qualunque area, da quella lavorativa a quella personale. L’obiettivo è ottimizzare la prestazione umana. S.F.E.R.A. nasce dal lavoro sul campo con gli sportivi, ma trae spunti anche dalla psicologia del lavoro e dal costruttivismo, che è una branca della psicologia che ritiene ogni individuo costruttore della propria realtà. Questo punto per un atleta è fondamentale in quanto la sua prestazione si fonda sulle sue capacità. Sfera è un modello operativo che nasce dalla pratica e proprio per questa ragione viene recepito facilmente e non crea diffidenza. Come mai questo nome? è l’acronimo di cinque fattori: Sincronia, Forza, Energia, Ritmo, Attivazione. Ciascun fattore è collegato all’altro. Ogni persona ha la sua Sfera e un fattore che è più importante, caratteristico e fondamentale rispetto agli altri. La sincronia si riferisce alla capacità di connettere mente e corpo per riuscire a concentrarsi nel “qui e ora”. La forza può essere mentale o fisica ed è strettamente collegata all’autoefficacia personale. L’energia deve essere gestita nel modo giusto affinché non si trasformi in qualcosa di negativo, un ostacolo alla prestazione. Il ritmo, fisico e psicologico, è la struttura che connette il tutto, è la capacità di “tenere e lasciare”. Infine l’attivazione: è il motore motivazionale, la passione, ciò che fa scattare la voglia di mettersi in gioco, di competere, è l’adrenalina della gara. Come si raggiunge la Best Performance? Durante una prestazione, in questo caso sportiva, quando si è “in Sfera” si raggiunge l’esperienza della Best Performance, ovvero il proprio massimo. Tutto diventa fluido, scorrevole, armonico. In questo caso, però, al contrario di quanto si possa pensare, i fattori non sono tutti al massimo, ma qualcuno sarà più forte di altri: è proprio la capacità di adattare ogni punto di forza alla circostanza che fa la differenza. Ad esempio nel gioco del golf la sincronia è fondamentale, ma ci sono dei “colpi” dove prevalica la forza e altri l’energia. Questa si chiama intelligenza agonistica: la capacità di giostrare al meglio i cinque fattori per ottenere la Best Performance. Nella pratica, come si applica? Il primo passo è un colloquio conoscitivo con l’atleta. Nella fase iniziale si definiscono gli obiettivi, i punti deboli (ad esempio il tallone di Achille è l’energia) e quelli di forza. In seguito, si applicano tecniche proprie della psicologia e della psicologia dello sport, valutando quelle che meglio si adattano al singolo caso. Dopo la fase di analisi e di pratica sul campo, volta a osservare i progressi, ci sarà una fase di mantenimento che ha come obiettivo di rendere l’atleta indipendente, abile a lavorare da solo senza l’ausilio dello psicologo. A chi è rivolto? Questo modello operativo è utile sia agli atleti, sia agli addetti ai lavori come gli allenatori in quanto il rapporto trainer-atleta è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che si vogliono ottenere dalla propria performance. Spesso molti problemi derivano dalla cattiva gestione, o dalla mancanza di comunicazione, tra queste due figure. Anche in campo lavorativo Sfera serve a ottimizzare le proprie capacità, così come sul piano personale. Eliana Canova

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