14 novembre, 2018
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La frattura del gomito, come tutte le fratture, può essere più o meno grave a seconda se composta o meno, e richiede un pronto intervento che immobilizzi l’articolazione. Vediamo sintomi e[...]


La frattura del gomito: sintomi e tempi di recupero

La frattura del gomito, come tutte le fratture, può essere più o meno grave a seconda se composta o meno, e richiede un pronto intervento che immobilizzi l’articolazione.

Vediamo sintomi e recupero

La frattura è la rottura di un una o più ossa che comporta dolore molto intenso e impossibilità a muovere l’arto o la zona colpita, e che può essere scomposta o meno a seconda che l’osso si spezzi in più punti o che si sposti dalla sua sede.

Non fa eccezione la frattura del gomito, l’articolazione che unisce le ossa della parte superiore del braccio con quelle dell’avambraccio, in genere provocate da traumi e cadute.Le ossa che possono essere coinvolte sono ulna, radio, omero, e se la loro rottura non si tratta in modo corretto, può provocare una riduzione importante della funzionalità di questa articolazione complessa. Le fratture più comuni sono le rotture del capitello radiale o ulnare, dell’epitroclea (rilievo che si trova alla fine della porzione inferiore dell’omero), intercondoloidee o sovra condiloidee (a seconda se si verificano sopra o all’interno dei condili omerali).

I sintomi della frattura del gomito sono i seguenti:

  • Dolore forte o fortissimo all’altezza del gomito, che non può essere mosso in modo assoluto in cado di frattura scomposta
  • In generale il paziente non è in grado di distendere il braccio
  • Tumefazione dell’area
  • Gonfiore e comparsa di ecchimosi o ematoma
  • In caso di frattura scomposta, il braccio apparirà deformato

La frattura del gomito si diagnostica attraverso la radiografia dell’articolazione e l’osservazione, e va trattata in modi diversi a seconda delle ossa interessate e del tipo di lesione. Per le fratture non problematiche si procede ad immobilizzare l’articolazione con il gesso o con l’ausilio di un tutore da indossare per un tempo di almeno 30 giorni.

Trascorsi questi, si procede ad una nuova radiografia per vedere se sia iniziata la formazione del callo osseo che indica la nuova saldatura, e se ciò non fosse avvenuto il braccio dovrà essere mantenuto immobile ancora per altri 30 giorni.

I bambini, che naturalmente hanno tempi di recupero molto più rapidi, possono tenere il gesso solo per 15 giorni. In caso di fratture scomposte è però necessario intervenire chirurgicamente.

Ad esempio in caso di frattura del capitello omerale con presenza di frammenti, l’ortopedico può rimuoverli oppure, se è solo uno, unirlo all’ulna o al radio con un chiodo metallico. In caso di frattura olecranica si interviene innestando un cerchiaggio con i fili di Kischner (piccole bacchette di acciaio inossidabile), che servono a tenere uniti i frammenti impedendo che “migrino”.

I tempi di recupero sono, come abbiamo visto, abbastanza lunghi, perché è necessario sempre immobilizzare il braccio e attendere che si formi il callo osseo, ma si possono accelerare attraverso la magnetoterapia che si può eseguire anche con l’ingessatura. Successivamente si comincia con la riabilitazione passiva e poi con quella attiva, in cui il paziente, una volta tolto il gesso o il tutore, potrà cominciare recuperare la funzionalità articolare e muscolare con opportuni esercizi.

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