16 novembre, 2018
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La camorra sarebbe il manovratore di un enorme mercato clandestino di farmaci antitumorali rubati e contraffatti in Europa Aggiornamento 12 luglio 2014, ore 13.10 - Come riporta Crimeblog, il magazine[...]


Furti di farmaci anticancro, l’ombra della camorra

La camorra sarebbe il manovratore di un enorme mercato clandestino di farmaci antitumorali rubati e contraffatti in Europa

Aggiornamento 12 luglio 2014, ore 13.10 – Come riporta Crimeblog, il magazine di cronaca di Blogo, è stata sgominata dalla Squadra Mobile di Roma una banda dedica al furto ed alla ricettazione di farmaci antitumorali.

I furti avvenivano presso i magazzini del Policlinico Umberto I di Roma: la banda, composta da otto uomini (ma le autorità continuano ad investigare), era composta da due magazzinieri della struttura pubblica, che avevano il compito di togliere l’etichetta “uso ospedaliero” dai farmaci e far uscire questi ultimi dal Policlinico, da tre “corrieri” e da altre tre persone al vertiche, che organizzavano le spedizioni, reperivano i clienti, effettuavano le forniture e gestivano il sodalizio criminale.

Secondo gli inquirenti i farmaci rubati venivano scelti apposta tra quelli più cari e più difficili da reperire sul mercato (antitumorali, antireumatici e antiretrovirali) e finivano regolarmente tra le mani della camorra, che poi provvedeva al resto dello smistamento, all’estero o online.

Furti di farmaci anticancro, l’ombra della camorra

3 maggio 2014

Con una notizia passata un po’ sotto silenzio, il Wall Street Journal ha rivelato il 1 maggio scorso una nuova frontiera di business per le mafie: i farmaci anticancro.

Secondo l’autorevole quotidiano statunitense, che cita fonti italiane ed europee, le organizzazioni criminali, in particolare la camorra, sarebbero all’ombra di un vastissimo commercio illegale europeo di farmaci anticancro rubati e contraffatti: una rete capillare, organizzata e molto estesa che starebbe preoccupando moltissimo le associazioni di medici e farmacisti, in quanto i farmaci contraffatti sarebbero nel migliore dei casi inefficienti o, nel peggiore, persino letali.

Si susseguono oramai con regolarità, nel silenzio delle cronache, furti di farmaci e sequestri di medicinali contraffatti in Italia e in Europa occidentale: sebbene sia presto per lanciare l’allarme, le autorità italiane da tempo indagano su questo nuovo business della criminalità organizzata, un business che mette le farma-mafie in diretta concorrenza con la grande industria farmaceutica.

Persino l’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) comincia a preoccuparsi: a metà aprile l’Agenzia ha reso noto il ritrovamento in Germania, Finlandia e Regno Unito di alcuni flaconcini Roche contenenti Herceptin (un anticorpo monoclonale umanizzato utilizzato per combattere il carcinoma mammario) contraffatto: la scomparsa dei flaconi era stata denunciata mesi prima in Italia.

L’EMA ha anche fatto sapere di altri furti di farmaci antitumorali non ancora ritrovati, come l’Alimta (prodotto e commercializzato da Eli Lilly) e il Remicade (da Johnson&Johnson e Merck): tutte le tre aziende farmaceutiche hanno informato di stare collaborando a stretto contatto con gli inquirenti e con le autorità sanitarie per fare luce sugli ingenti furti e per determinare l’origine della contraffazione dei farmaci ritrovati.

Se pensiamo che nel Regno Unito un flacone di Herceptin può arrivare a costare 400 sterline è evidente come il margine di profitto illegale derivante dalla contraffazione di questi farmaci sia decisamente “goloso” per le organizzazioni criminali: secondo il direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco Domenico Di Giorgio i furti di farmaci registrati negli ultimi mesi in varie parti d’Europa non sarebbero incidenti isolati ma farebbero parte di una strategia precisa e tentacolare di varie organizzazioni criminali, in particolare proprio della Camorra, e di un cittadino russo-cipriota non ancora identificato.

L’organizzazione è precisa e puntuale: i furti avvengono generalmente direttamente dai camion che riforniscono gli ospedali o dagli stessi magazzini delle strutture ospedaliere per poi passare ad un grossista, con licenza, italiano. Mandanti e manovratori, insomma i ‘pesci grossi’, restano tuttavia sconosciuti.
Il grossista riceve poi ordini e fatture per questi farmaci da altri grossisti, questa volta falsi, istituiti dalle organizzazioni mafiose in Ungheria, Romania e Lettonia.

“Il crimine organizzato è certamente coinvolto: c’è una struttura centrale, apparentemente con sede in Italia, che commissiona furti di medicinali negli ospedali”

ha spiegato al WSJ il direttore dell’AIFA, che ha spiegato come l’Agenzia sia già attiva su questo fronte, coadiuvata dal nucleo antifrode della Polizia ed i nuclei antisofisticazione dei Carabinieri. La media dei furti è di cinque carichi al mese solo in Italia e spesso le ricostruzioni dei fatti fornite dai camionisti agli inquirenti, scrive il quotidiano americano, non sono per nulla soddisfacenti.

Farmaci e camorra: quali sono i rischi?

I rischi di acquistare medicinali smerciati dalla camorra non è legato unicamente all’inevitabile finanziamento alle attività della criminalità organizzata tramite l’acquisto: secondo l’azienda farmaceutica Roche infatti una delle fiale rubate e poi recuperate di Herceptin conteneva un antibiotico al posto del principio attivo del farmaco, il trastuzumab; la pratica comune è infatti quella di rimuovere e sostituire i costosi principi attivi con antibiotici a basso costo, di modo da poter rivendere il farmaco con margini di guadagno ampissimi.

I rischi per la salute sono ancora un mistero, ma è chiaro che nel migliore dei casi l’assunzione di questi farmaci non provoca alcun effetto. Nel migliore dei casi. Tuttavia, secondo la Regulatory Agency inglese di farmaci contraffati non ne sarebbero stati trovati in alcuna struttura ospedaliera del Regno, tantomeno esistono prove dell’assunzione di tali farmaci da parte dei pazienti inglesi.

L’autorità sanitaria britannica ha infatti spiegato come negli ospedali di Sua Maestà le forniture di Herceptin siano gestite direttamente dall’azienda Roche, senza intermediari, e come questo riduca di molto la possibilità che questi farmaci vengano somministrati.
Due anni fa, ricorda il quotidiano statunitense, la scoperta di altri farmaci antitumorali contraffatti (Roche Avastin, recentemente al centro di altre polemiche, dopo che l’azienda tedesca è stata condannata per aver fatto cartello con Novartis) da alcuni funzionari statunitensi portò alla scoperta di un intermediario turco, accusato poi di contraffare i farmaci. L’azienda ha sempre negato.

Questo per dire che il business delle farma-mafie affonda le radici in sodalizi criminali internazionali già da diverso tempo: spesso, accusa il WSJ, i distributori locali acquistano i farmaci dal produttore originale a basso costo per rivenderlo poi ad un terzo grossista in un paese terzo, ad un prezzo maggiorato. Anche se rappresentano una percentuale relativamente piccola del mercato globale di farmaci oncologici, questi antitumorali venduti attraverso i distributori paralleli rappresenterebbero la maggior parte dei casi di contraffazione o di medicina scadente scoperti nell’emisfero occidentale.

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