20 ottobre, 2018
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Depurare il fegato: rimedi naturali e consigli dall'eperto

Depurare il fegato: rimedi naturali e consigli dall’eperto

L’alimentazione può farlo ammalare oppure mantenerlo in salute. Questo è il momento migliore per una depurazione profonda con erbe e dieta.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’ira repressa o la frustrazione provocano un ristagno energetico a livello del fegato, col conseguente squilibrio di tutto il corpo.

Non a caso nel linguaggio comune quando dobbiamo ingoiare rabbia o frustrazioni ci limitiamo a “mangiarci il fegato”, al contrario, “chi ha fegato” è coraggioso e libero di passare all’azione.

Insomma, con il suo chilo e mezzo di peso, il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo e per le sue numerose e importanti funzioni è considerato una sorta di centrale del metabolismo e quindi dell’energia.

Riguardo all’alimentazione, oltre alla produzione della bile, ricordiamo che è il fegato a rielaborare le sostanze nutritive digerite, zuccheri, grassi, proteine, vitamine, rendendole utilizzabili per l’intero organismo.

Inoltre, grazie alle sue capacità detossificanti, elimina tossine e altri composti nocivi introdotti coi cibi, inviandoli al rene o all’intestino per l’escrezione.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il fegato è legato all’elemento legno e alla primavera, quindi come prevenzione, è bene occuparsene proprio ora, con una dieta depurativa.

Fegato grasso e grosso

Abbiamo visto che attraverso il fegato passano tutte le sostanze digerite. Quindi, una dieta scorretta può danneggiare quest’organo? “Certamente”, risponde la dottoressa Immacolata Bruno, omeopata e dietologa toscana.

“Una delle alterazioni più frequenti è la steatosi epatica, il cosiddetto fegato grasso, dovuta all’infiltrazione di trigliceridi nelle cellule epatiche. Causata da un eccesso di grassi saturi nella dieta e da abuso di alcol, è spesso presente negli obesi e nei forti bevitori.

Ma anche chi ha un peso normale può avere la steatosi proprio perché questa è legata anche all’aspetto qualitativo della dieta, ovvero troppi grassi di origine animale.”

Insomma, un fegato grasso può dare un senso di pesantezza, di malessere generale e, alla lunga, può ammalarsi più seriamente: si calcola che circa nel 10 % dei casi può svilupparsi la cirrosi epatica.

Per fortuna la steatosi è una condizione facilmente reversibile in tempi brevi. È sufficiente seguire un’alimentazione corretta e bilanciata e limitare il consumo di alcol, non superando 1-2 bicchieri di vino a pasto. Se poi si riesce a perdere anche qualche chilo, tanto meglio.

Attenzione all’epatite

È la spada di Damocle che incombe sui patiti dei frutti di mare crudi: l’epatite A è l’unica tra le epatiti trasmessa dalla dieta a causa di un virus presente nei cibi contaminati.

Questo virus è responsabile del 25% delle epatiti clinicamente più frequenti in Occidente (classificate dalla A alla G) e si trasmette per via orofecale.

Dalle feci infette è disperso nell’ambiente e può trovarsi nei molluschi a causa della loro azione di filtro dell’acqua marina o anche in frutta e verdura lavate con acqua “sporca”.

Il rischio di contagio è perciò elevato ove ci sia un basso livello igienico-sanitario. La cottura inattiva il virus, è necessario però che l’alimento raggiunga i 100 °C.

Tipico sintomo di chi si ammala è la colorazione giallognola di pelle e occhi, il cosiddetto ittero, dovuto all’accumulo in circolo di bilirubina, una sostanza di scarto che il fegato sano elimina invece con la bile.

Oltre al virus dell’epatite A, anche altri cibi possono provocare indirettamente epatiti (in questo caso tossiche e non virali): per esempio le tossine del fungo Amanita phalloides e le aflatossine, contaminanti dei cereali.

Come mangiare se ci si ammala

Riguardo all’alimentazione consigliata durante la fase acuta dell’epatite e nella convalescenza, molti cibi erano stati ingiustamente accusati di peggiorare la situazione, come i cavoli, il caffè o le uova.

“Nella fase acuta non è richiesta una dieta speciale, ma si consiglia un’alimentazione povera di grassi e del tutto priva di sostanze alcoliche.

L’alcol, infatti, esercita un’azione tossica sul fegato”, sottolinea la Bruno. “Oggi, che sono cadute molte proibizioni del passato, l’alcol è l’unica sostanza da bandire, su cui sono tutti d’accordo”. Non dimentichiamo che l’abuso di alcol è in Italia la seconda causa di cirrosi epatica (la prima è l’epatite C).

Comunque in caso di epatite, bisogna ricordare che un fegato sotto stress non riesce a metabolizzare efficacemente i nutrienti e quindi ha bisogno di una buona quantità di calorie – niente regimi ipocalorici quindi – di proteine e di vitamine per compensare questa minore efficienza.

I grassi, specie quelli saturi di origine animale, vanno invece limitati al minimo. Infine, i carboidrati forniti dai cereali e dalla frutta non devono mai mancare.

Insalate preziose

Se un consumo equilibrato di uova e molluschi è ormai consentito, esistono invece degli alimenti in grado di aiutare e proteggere le funzioni epatiche e li troviamo proprio in questo periodo. Stiamo parlando delle verdure e di stagione: carciofo e tarassaco in particolare.

“Il carciofo, oltre che per l’effetto diuretico è indicato per i disturbi alle vie biliari, riducendo il rischio di calcolosi”, ricorda la Bruno. “Inoltre stimola l’eliminazione del colesterolo da parte del fegato e ha un’azione disintossicante.

Il tarassaco, o dente di leone, viene considerata la pianta più importante per il fegato, infatti un suo principio attivo, la taraxacina, stimola il flusso biliare ed è anch’essa disintossicante”.

Sia tarassaco che carciofo vengono utilizzati anche come fitoterapici. A tavola è consigliabile consumarli crudi in insalata per cogliere tutte le loro virtù.

“Anche il ravanello, grazie al rafanolo contenuto è utile per la funzionalità epatica, in linea generale, tutte le insalate che hanno un gusto amarognolo, per esempio le cicorie, possiedono sostanze utili, protettive del fegato.”

Le erbe amiche

Ecco i rimedi fitoterapici consigliati dalla dottoressa Immacolata Bruno, omeopata e dietologa, per aiutare il fegato a funzionare meglio e a potenziare l’azione depurativa e disintossicante.

Carciofo: estratto secco e standardizzato alla dose di 500 mg per tre volte al giorno. Durante la stagione primaverile è consigliabile un ciclo di almeno 20 giorni.

Tarassaco: in fitoterapia si utilizzano le radici della pianta. Estratto secco standardizzato alla dose di 250-500 mg al giorno, per cicli depurativi (vedi carciofo).

Decotto depurativo al tarassaco: da associare agli altri trattamenti per tre settimane. Bollire per qualche minuto 25 g di radici di tarassaco in mezzo litro di acqua, lasciar raffreddare, scolare e bere durante il giorno. Volendo, dolcificare con miele.

Cardo mariano: viene utilizzata una frazione isolata della pianta, la silmarina, grazie alla sua funzione epatoprotettiva che protegge le cellule epatiche dai danni provocati da sostanze tossiche quali farmaci e così via. In commercio è presente come fitocomplesso, la posologia varia dai 70 ai 200 mg per tre volte al giorno.

Verde bile

Ogni 24 ore il fegato ne produce circa un litro, che si riversa nella cistifellea o colecisti e da qui passa nell’intestino all’inizio della digestione. La bile ha una funzione fondamentale per rendere digeribili i grassi e per l’assimilazione delle vitamine liposolubili (A, D, E, K).

In più contiene dei prodotti di scarto del fegato, come quelli derivati dal metabolismo del sangue e del colesterolo, che vengono poi escreti.

“In certi casi, per esempio se c’è un eccesso di grassi saturi nella dieta”, ricorda la dottoressa Bruno, “può verificarsi un ispessimento della bile: i suoi componenti non rimangono più in sospensione ma formano i cosiddetti calcoli biliari”.

Questi possono depositarsi sia nella cistifellea, la sacca che contiene la bile, sia nei condotti epatici o pancreatici, e, ostruendo i dotti, possono provocare dolorose coliche o più gravi disturbi.

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