micosi vaginale

Micosi vaginale, come si contrae, come si manifesta e – soprattutto – come va curata? Ecco alcune indicazioni utili sull’argomento.

Delle micosi vaginali ne avrete senza dubbio sentito già parlare diverse volte. Si tratta di una forma di micosi che interessa appunto gli organi genitali femminili, e che si presenta con una serie di sintomi inequivocabili, fra i quali noterete subito un fastidioso prurito, l’irritazione ed il rossore, delle perdite intime biancastre e/o verdognole, ed un odore non proprio piacevole. Ma perché si manifesta la micosi vaginale?

In genere questo problema si manifesta quando il naturale equilibrio del corpo viene alterato, permettendo quindi in tal modo ai funghi di creare dei fastidiosi problemi. Fra le cause che potrebbero comportare un’alterazione dell’equilibrio fisiologico possono esservi modificazioni ormonali, l’utilizzo di biancheria intima sintetica, l’assunzione di antibiotici o anche un eccessivo consumo di zuccheri, la trasmissione sessuale, dei lavaggi eccessivamente frequenti e detergenti aggressivi e molto altro ancora.

Per prevenire il problema, bisognerà innanzitutto eliminare le cattive abitudini che riguardano la biancheria intima, l’igiene personale e l’alimentazione. La dieta, in particolar modo, dovrà essere ricca di frutta, verdura e fibre, e povera di alimenti dolci e di carboidrati raffinati. Per quanto concerne la cura della micosi vaginale, essa varia in base a quale sia l’origine del problema. Il medico potrebbe consigliare l’assunzione di un antimicotico per via orale, da abbinare all’utilizzo di delle creme o di ovuli ad uso locale.

Foto | da Pinterest di HealthBeautyFitness Blog

Cos'è la micosi vaginale, i sintomi e i rimedi migliori é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 19:30 di lunedì 16 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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Cosa vuol dire quando durante la gravidanza notiamo delle perdite marroni? Ecco quali possono essere le cause e cosa sarebbe meglio fare. Se, ovviamente, avete dei dubbi, il consiglio migliore è quello di rivolgervi al vostro medico curante!

Perdite marroni in gravidanza

Le perdite marroni in gravidanza di solito allarmano immediatamente le future mamme, che non sanno quali segnali il proprio corpo sta mandando e hanno paura che stia succedendo qualcosa di grave al proprio bambino. Le perdite in gravidanza sono assolutamente normali, ma bisogna fare molta attenzione a saperle riconoscere.

Le perdite in gravidanza possono essere rosse, biancastre e marroni. Nel primo caso, soprattutto se avvengono nelle prime settimane e se durano pochissimo, non c’è da allarmarsi, perché potrebbero essere perdite da impianto: ci sono donne che pensano di avere il ciclo e in realtà sono in dolce attesa, scambiando le perdite rossastre per le mestruazioni. Le perdite da impianto possono mostrarsi anche con un colore marrone chiaro e avvengono dopo qualche giorno o un paio di settimane dal concepimento.

Se, invece, le macchie marroni in gravidanza avvengono oltre questo periodo, sono molto copiose e sono accompagnate da dolori decisamente molto intensi, allora meglio rivolgersi al proprio medico curante, che, attraverso ulteriori indagini, saprà verificare se all’interno del vostro corpo tutto procede bene o se c’è qualche piccolo disturbo.

Se siete comunque preoccupate, chiedete consiglio al vostro medico, l’unico che saprà dirvi cosa sta accadendo e che saprà consigliarvi le procedure giuste da seguire per poter risolvere il problema o semplicemente per tranquillizzarvi in merito a quello che sta succedendo.

Via | Perdite in gravidanza

Perdite marroni in gravidanza: possibili cause e quando preoccuparsi é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 11:00 di lunedì 16 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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ovaie dolore

Dolore alle ovaie: quali sono le possibili cause e quando è il caso di preoccuparsi? Ecco alcune spiegazioni utili in merito all’argomento.

Il dolore alle ovaie, specialmente in età fertile, è un problema molto comune. Generalmente tale disturbo si manifesta durante il periodo dell’ovulazione, ed è caratterizzato da delle piccole fitte a una delle due ovaie o ad entrambe. Se è vero che nella maggior parte dei casi tale dolore può essere associato all’ovulazione, è altrettanto vero che esistono dei casi in cui il problema può essere ricollegato ad altre cause più “importanti”.

Fra le cause del dolore alle ovaie vi può essere ad esempio una gravidanza: in questo caso infatti, soprattutto nella prima fase, si possono avvertire delle fitte. Possiamo dire che il dolore alle ovaie rappresenta in effetti uno dei primi sintomi della “dolce attesa”. Se il dolore dovesse persistere e diventare molto forte, e se dovesse essere accompagnato da alcune perdite, sarà necessario consultare il proprio ginecologo per accertarne la causa.

Tra le altre cause del dolore alle ovaie troviamo anche l’endometriosi (della quale vi abbiamo parlato qui), durante la quale il sintomo si manifesta anche mentre si ha il ciclo mestruale; la Malattia Infiammatoria Pelvica ed altre cause.

Il sintomo può manifestarsi anche in caso di tumori alle ovaie, sia di natura benigna che maligna. Per questa ragione, qualora doveste accertare che il dolore che provate non è collegabile al periodo di ovulazione, e qualora si trattasse di un disturbo persistente o che si presenta in maniera piuttosto frequente, sarà necessario consultare il medico ginecologo, che semplicemente grazie ad un’ecografia, potrà appurare quali siano le reali origini del vostro problema.

Foto | da Pinterest di Laura Luhm

Le possibili cause del dolore alle ovaie e quando rivolgersi al medico é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 18:00 di domenica 15 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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Perdite marroni invece del ciclo

Perdite marroni invece del ciclo, perché si presentano e quando è il caso di preoccuparsi? Facciamo un po’ di chiarezza sull’argomento.

Le perdite marroni sono un “problema” che riguarda più donne di quante possiate immaginare, ma nonostante ciò questo “disturbo” preoccupa sempre non poco coloro che lo riscontrano. In linea generale, non di rado accade che le donne possano avere delle perdite di colore rossiccio/marrone durante periodi di particolare stress, oppure a causa di obesità, di un’alimentazione sbagliata, consumo errato di contraccettivi e così via. Quando tali perdite si presentano in prossimità del ciclo mestruale, la ragione potrebbe essere invece ricondotta al normale processo di ovulazione.

Altre cause delle perdite marroni potrebbero essere la presenza di cisti ovariche, la sindrome dell’ovaio policistico, la presenza di fibromi o polipi ed altre ancora.

In certi casi però, le perdite vaginali marroni (note anche con il nome di spotting) possono presentarsi anche nei giorni in cui avrebbe dovuto comparire il ciclo, che però non arriva affatto. In tal caso, generalmente si ritiene che tali perdite debbano essere ricondotte all’avvio di una gravidanza, per cui la prima cosa da fare, se ritenete che ve ne sia la possibilità, sarebbe quella di eseguire un test di gravidanza.

Ma a questo punto, quando è il caso di preoccuparsi? In linea generale, dal momento che ritardi nel ciclo mestruale e perdite marroni sono entrambi fattori piuttosto comuni nelle donne, diciamo che è controproducente allarmarsi al primo sintomo. Detto questo, nel caso in cui abbiate accertato che tali perdite non sono ricollegabili ad un’eventuale gravidanza, e nel caso in cui il sintomo dovesse presentarsi frequentemente, la prima cosa da fare sarà semplicemente consultare il proprio ginecologo, che saprà valutare la situazione in base alle vostre condizioni specifiche.

 

Foto | da Pinterest di Yourwellness – The Gateway to Living

Perdite marroni invece del ciclo, quando bisogna preoccuparsi? é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 16:30 di domenica 15 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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Varicocele cause

 

Cosa è il varicocele, quali sono le cause ed il trattamento più indicato per questa patologia? Ecco alcune informazioni utili in proposito.

Il varicocele è una patologia varicosa che riguarda in particolar modo il sistema vascolare del testicolo. Questa patologia è caratterizzata dalla anomala dilatazione delle vene testicolari che hanno il compito di drenare il sangue. A causa di ciò, si verifica dunque un reflusso di sangue dall’alto verso il testicolo, creando delle condizioni anomale e sfavorevoli per quanto concerne la normale spermatogenesi.

Il varicocele è un problema che colpisce generalmente soggetti di età compresa fra i 15 ed i 25 anni, e spesso non presenta alcun sintomo. Non di rado i pazienti scoprono di esserne affetti in maniera del tutto casuale, ad esempio durante la visita medica per la leva militare e così via.

Quando sono presenti, i sintomi del varicocele sono caratterizzati da un dolore sordo del testicolo, problemi di fertilità ed un senso di pesantezza a livello dello scroto. Inoltre, il testicolo colpito dalla patologia può apparire più grande rispetto all’altro. Il dolore aumenta dopo i rapporti sessuali, dopo l’attività sportiva o mentre si sollevano dei pesi.

Le conseguenze del varicocele sono rappresentate in primis dall’infertilità che ne consegue. Le vene che si dilatano provocano infatti un leggero innalzamento della temperatura del testicolo, quanto basta per compromettere il delicato meccanismo della crescita e maturazione di spermatozoi sani. Inoltre, il varicocele può provocare anche un’atrofia del testicolo.

Per quanto concerne il trattamento, il varicocele – la cui diagnosi avviene facilmente mediante le analisi cliniche e le indagini ecografiche – va curato (in presenza di dolore o di infertilità) mediante varicocelectomia, operazione chirurgica grazie alla quale le vene dilatate vengono chiuse, ed il flusso sanguigno viene diretto verso le vene normali. Un’altra tecnica particolarmente apprezzata, che offre analoghi risultati, è quella dell’embolizzazione percutanea.

via | Wikipedia, AmicoAndrologo

Foto | da Pinterest di How Do We Get Pregnant?

I sintomi del varicocele, cause, cure e conseguenze é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 14:30 di mercoledì 11 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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L’orchite virale è un’infiammazione che colpisce uno o entrambi i testicoli ed è spesso collegata allo stesso virus che provoca gli orecchioni o la parotite. Ecco come si manifesta e quali sono le cure.

orchite

L’orchite è un’infiammazione che può essere provocata da virus o batteri. Solitamente è provocata da un’epididimite, ma può essere causata anche da un’infezione dell’uretra e della vescica che si diffonde. L’orchite può essere un’infezione provocata anche da malattie veneree come la gonorrea e la clamidia, anche se la maggior parte dei casi sono la conseguenza di un virus e della parotite.

I sintomi dell’orchite sono gonfiore ad un testicolo o ad entrambi, dolore, sensibilità ad un testicolo o ad entrambi, nausea, febbre, perdite dal pene, sangue nello sperma. L’orchite può avere conseguenze anche molto gravi come l’atrofia testicolare, l’ascesso scrotale, l’epididimite ricorrente e la sterilità, anche se i casi sono molto rari, soprattutto se colpisce solo uno dei testicoli.

Se il vostro medico vi diagnostica un’orchite in corso dovrete osservare un periodo di riposo a letto, rimanendo possibilmente in posizione supina e facendo degli impacchi freddi. La terapia, ovviamente, varia a seconda della causa scatenante: per l’orchite virale si è soliti prescrivere cure per alleviare i sintomi con antidolorifici e antinfiammatori, mentre in caso di orchite batterica oltre ai farmaci appena citati è bene seguire anche dei cicli di antibiotici. Solitamente si usano il ceftriaxone, la ciprofloxacina, la doxiciclina, l’azitromicina e il mix tra sulfametoxazolo e trimetoprim.

Prevenire l’orchite è importante, facendo innanzitutto il vaccino contro la parotite per scongiurare la possibilità di ammalarsi in seguito agli orecchioni e usando sempre il preservativo nei rapporti occasionali e non solo.

Via | Farmacoecura

Cos'è e come si cura l'orchite é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 14:45 di martedì 27 agosto 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.









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Vaginismo sintomi

Il vaginismo è un disturbo più comune di quanto si immagini: ma di cosa si tratta esattamente? E qual è la cura migliore per risolvere questo doloroso problema? Facciamo un po’ di chiarezza.

Il vaginismo è un disturbo che riguarda un numero piuttosto alto di donne, ma spesso sono proprio le stesse donne a non parlarne apertamente, magari per pudore. Ma di cosa si tratta esattamente? Questo tipo di disturbo sessuale si presenta quando, nel corso di un rapporto intimo, avviene una contrazione involontaria della muscolatura vaginale, che rende dolorosa o addirittura impossibile la penetrazione. Ma quale sarà la causa di questo problema?

Alla base del vaginismo, problema fin troppo spesso sottovalutato, vi sono ragioni difficili da scoprire, che possono avere sia natura psicologica che fisica, ma normalmente il fattore psicologico e quello fisico si mescolano fra loro, agendo sinergicamente.

A livello psicologico, le cause del vaginismo possono essere molteplici: la paura del dolore è senza dubbio la prima causa, ma si registra anche una vera e propria fobia per l’atto penetrativo. L’ansia rappresenta un altro fattore psicologico da non sottovalutare: ansia di restare incinta, ansia di commettere qualcosa di sbagliato, e così via. Tra i fattori fisici, si registrano invece l’eventuale presenza di un imene eccessivamente rigido e fibroso che rende dolorosa la penetrazione, interventi chirurgici o traumi, qualche leggera affezione genitale.

In presenza di dolore inspiegabile durante i rapporti sessuali, la prima cosa da fare è senza dubbio rivolgersi al proprio ginecologo, che dovrà valutare con attenzione tutti i sintomi. Se saranno escluse altre possibili cause, la cura del vaginismo sarà costituita da una terapia guidata da uno psicoterapeuta o da un sessuologo. Mediante la terapia si insegnerà alla donna (ma dovrebbe essere coinvolto anche il partner, almeno in alcune fasi della terapia) a rilassarsi durante il rapporto sessuale. La donna dovrebbe imparare ad auto-esplorarsi, dovrebbe mettere in pratica delle tecniche di rilassamento e dovrebbe parlare apertamente con il partner del suo problema, senza cercare di addossare la colpa a nessuno dei due membri della coppia, ma cooperando per riuscire a risolvere la situazione per avere finalmente una vita sessuale normale ed appagante.

Foto | da Pinterest di Paul Marat
via | Psicolinea, MyPersonalTrainer

Cos'è il vaginismo, le possibili cause e le terapie migliori é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 10:00 di giovedì 01 agosto 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Dopo aver effettuato delle analisi delle urine, è possibile rilevare e leggere tra i valori di queste ultime quello dei leucociti, vale a dire il numero di globuli bianchi nelle urine. La presenza di questi leucociti nelle colture urinarie può essere o meno la spia di alcune infezioni in corso, perché solitamente un’alta presenza di leucociti nelle urine è il sintomo primario di un’infezione delle vie urinarie.

Tra gli altri sintomi che possono essere collegati alla presenza di alti leucociti nelle urine ci sono infiammazione del rene, bruciore o dolore durante la minzione, così come la presenza di tracce di sangue nelle urine, che fa sì che diventino maleodoranti e di colore tendente all’aranciato.

Solitamente i valori normali di riferimento dei leucociti nelle urine sono tra i 5-10 leucociti per millilitro di urina, e si sospetta qualche patologia quando il numero inizia a superare i 25 per millilitro: in questi casi bisogna affidarsi al proprio medico, che farà sottoporre ad esami specifici al fine di scongiurare patologie gravi a carico di reni, ureteri,  vescica o uretra, vale a dire in tutto l’apparato urinario.

Tra le patologie a carico dell’apparato urinario che vanno verificate quando i normali valori dei leucociti si modificano verso l’alto, ci sono naturalmente piccoli disturbi come cistite e uretrite, ma anche malattie più gravi quali calcoli renali e pielonefrite, vale a dire un’infiammazione piuttosto seria a carico del rene, fino a neoplasie alla vescica da tenere assolutamente sotto controllo. Nelle donne possono essere spia di vaginiti o cerviciti, fino a sfociare in candidosi e secrezioni vaginali maleodoranti, spia di infezioni batteriche o virali alla vagina o alla cervice uterina.

Via | Medicina360

Leucociti nelle urine: perché si misurano e quali sono i valori normali é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 17:48 di mercoledì 31 luglio 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Endometriosi

L’endometriosi può essere considerata causa di invalidità civile? Ecco alcune risposte alle vostre domande.

La risposta dovrebbe essere si, l’endometriosi può essere considerata una malattia che determina una invalidità riconosciuta dallo Stato, e pertanto, le donne affette da questa patologia ed in condizioni gravi, possono richiedere un assegno di invalidità o delle agevolazioni per riuscire a fronteggiare in maniera più serena i problemi che la patologia stessa comporta. Come vi abbiamo spiegato qui, l’endometriosi è una malattia che si manifesta quando l’endometrio si forma al di fuori dell’utero, ad esempio nelle ovaie, nelle tube, nel peritoneo, nella vagina e addirittura nell’intestino e nella vescica.

Questa patologia, per la quale non esiste ancora una cura, viene fin troppo spesso sottovalutata da molte persone, specialmente da datori di lavoro che non comprendono quanto, in determinati casi, essa possa essere invalidante.

L’endometriosi non è infatti solo una delle più comuni cause di sterilità nella donna, ma provoca anche dolori molto forti, un ciclo davvero molto abbondante, con conseguente spossatezza e malessere. Tutti sintomi che si manifestano per almeno sei giorni al mese, rendendo spesso difficile lavorare in maniera serena e tranquilla chi ne soffre.

Che fare quindi? Per venire incontro alle donne che soffrono di questa patologia (si stima che si tratti di circa 14 milioni di donne solo in Europa), lo Stato avrebbe inserito l’endometriosi nelle tabelle dell’Inps, per cui le donne che ne soffrono possono avere riconosciuto un punteggio di invalidità civile, e fare quindi una richiesta per ottenere un contributo economico.

via | Pianetamamma
Foto | da Pinterest di My Beautiful Muse

L'endometriosi può essere causa di invalidità civile? é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 10:00 di mercoledì 31 luglio 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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Le infezioni alle vie urinarie possono manifestarsi per diverse cause e con sintomi precisi. Ecco come riconoscerle e come curarle al meglio per poter guarire in breve tempo.

Infezioni delle vie urinarie

Sono moltissime le donne che soffrono sporadicamente o con frequenza di infezioni alle vie urinarie. Queste patologie si manifestano quando dei germi entrano nel sistema che trasporta l’urina fuori dal corpo e colpiscono reni, vescica e altre parti.

Riconoscere subito i primi sintomi delle infezioni alle vie urinarie è importante per poter mettere in atto subito le terapie adeguate, altrimenti l’infezione potrebbe diffondersi anche ai reni e rendere la situazione decisamente più grave.

I segnali che ci suggeriscono che qualcosa non va sono i seguenti: dolore o bruciore durante la minzione, stimoli frequenti, dolore al basso addome, urine non chiare e con uno strano odore. Sono molte però le persone che non mostrano alcun sintomo.

Un’infezione alle vie urinarie non curata può arrivare velocemente ai reni, con sintomi come dolore ad entrambe le zone basse della schiena, febbre, brividi, nausea e vomito. Se provate i sintomi allora chiamate subito il dottore, per evitare complicanze.

Il medico vi prescriverà sicuramente dei farmaci antibiotici, consigliandovi di bere molta acqua e di andare in bagno con frequenza. Le infezioni renali gravi possono richiedere l’ospedalizzazione.

Se soffrite spesso di infezioni alle vie urinarie potete cercare di prevenirle, anche se il medico potrebbe consigliarvi basse dosi di antibiotici a lungo termine o un’unica dose dopo i rapporti sessuali. Tra i rimedi naturali abbiamo l’uva ursina e altri rimedi omeopatici.

Via | women.webmd

Infezioni delle vie urinarie: cosa sono, come riconoscerle e come si curano é stato pubblicato su Benessereblog.it alle 09:00 di domenica 28 luglio 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.




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